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Ipotesi di complotto

I depuratori dell’area casertana: un quadro desolante  

Qualche giorno fa l’ARPAC, l’agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, ha pubblicato un’indagine sullo stato delle fognature e della depurazione delle acque reflue urbane nei comuni della provincia di Caserta.

Le acque reflue urbane, in parole povere, sono tutte le acque che dopo l’utilizzo in attività domestiche, industriali e agricole vengono riversate nelle fogne.

Idealmente tali acque, attraverso la rete fognaria, dovrebbero raggiungere un impianto di depurazione dal quale, una volta depurate, potrebbero defluire in mare, in un fiume, in un lago o usate per irrigare i campi, senza creare pericoli.

È necessario separare le sostanze inquinanti dal liquido, concentrandole sotto forma di fanghi, dando luogo ad un effluente finale tale da renderlo idoneo allo sversamento nel recapito finale (terreno, lago, fiume o mare), senza che questo ne possa subire danni (ad esempio dal punto di vista dell’ecosistema ad esso afferente).

[Wikipedia]

Quindi l’efficienza del sistema fognario e degli impianti di depurazione sono di vitale importanza per la salute del territorio:

  • determinano la qualità delle acque che finiscono in mare e la conseguente salute dell’ecosistema marino e la sua balneabilità;
  • in un modo o nell’altro queste acque finiscono anche per irrigare i campi: si pensi per esempio che una buona parte delle acque depurate finisce nei Regi Lagni dai quali, è cosa nota, tanti agricoltori estraggono l’acqua per irrigare i propri campi; ne consegue che la qualità delle acque ha ripercussioni sulla nostra salute attraverso ciò che mangiamo.

La correlazione tra i risultati dell’indagine e lo stato ambientale dei corsi d’acqua superficiali e del mare, che è, in definitiva, il ricettore finale di tutti gli scarichi idrici, può essere di supporto ai processi decisionali delle autorità nella scelta delle priorità di intervento.

[Indagine ARPAC, pag.5]

La qualità delle acque di balneazione nella provincia di Caserta è determinata essenzialmente dalla qualità dei corsi d’acqua alla loro foce, condizionata nella generalità dei casi dalla qualità delle acque reflue urbane immesse, essendo del tutto trascurabile l’apporto diretto di acque reflue industriali. [...]
Dalla cartografia è evidente la connessione tra i tratti di mare non balneabili, la qualità dei corsi d’acqua superficiali e quella degli scarichi immessi negli stessi.

[Indagine ARPAC, pag.22]

Eppure dall’indagine emerge un quadro molto preoccupante che mette in evidenza tanti problemi e punti negativi più o meno noti:

  • La provincia di Caserta ha una percentuale di abitanti serviti da un idoneo trattamento di depurazione delle acque reflue urbane largamente inferiore a quello nazionale e del mezzogiorno (Graf.1) (indagine ARPAC, pag.7)
  • Ad oggi 19 comuni sono ancora sprovvisti di trattamento di depurazione (indagine ARPAC, pag.7)
  • In alcuni comuni, quali Cellole e Valle di Maddaloni, i liquami di tutti o parte degli abitanti non sono convogliati agli impianti di trattamento esistenti, per l’assenza di brevi tratti di collettore (indagine ARPAC, pag.8)
  • Nel corso dell’indagine sono stati individuati complessivamente 178 punti di scarico di reti fognarie: solo 54 scarichi sono stati autorizzati dalla Provincia, i restanti 124 non sono autorizzati (indagine ARPAC, pag.9)
  • Ci sono diversi casi di elevate infiltrazioni provenienti da perdite delle reti idriche (indagine ARPAC, pag.11)
  • Nel comune di Castelvolturno, a causa di errori in fase di costruzione, la rete
    fognaria posta sulla riva destra del Volturno è soggetta ad ampie infiltrazioni di acqua salata della falda superficiale nelle giunzioni della condotta e il liquame arriva pertanto all’impianto molto diluito e con elevata concentrazione di cloruri (indagine ARPAC, pag.11)
  • La produzione di fanghi negli impianti comunali è molto ridotta, sia per il cattivo funzionamento, sia per il basso carico del liquame in ingresso (indagine ARPAC, pag.14)
  • Per la progettazione degli impianti comunali sono state spesso ignorate tecnologie particolarmente adatte per piccoli agglomerati urbani, con il risultato di avere impianti ampiamente sovradimensionati che hanno richiesto considerevoli investimenti per la realizzazione di opere in c.a., con elevati consumi energetici e usura delle parti elettromeccaniche (indagine ARPAC, pag.16)
  • Nel comune di Castelvolturno si è scelto di costruire un nuovo impianto di depurazione anziché installare una stazione di sollevamento che collegasse la rete fognaria della piccola area posta sulla riva destra del Volturno alla rete principale, che confluisce all’impianto regionale di Villa Literno (indagine ARPAC, pag.16)
  • Per gli impianti comunali nessun comune ha adottato programmi di manutenzione straordinaria con previsione dei relativi costi, pertanto avvengono frequentemente fermi degli impianti, per la sostituzione di parti elettromeccaniche guaste, che durano anche per mesi (indagine ARPAC, pag.16)
  • Lo stato di diversi impianti è aggravato da disfunzioni di vario genere (elenco completo nell’indagine alle pagg.16 e 17)
  • Il confronto della qualità delle acque reflue scaricate dai tre impianti regionali tra il periodo gennaio 2007-gennaio 2008 e giugno 2008-giugno 2009, mostra il generale peggioramento della funzionalità degli impianti, più marcato
    per quelli di Napoli Nord e Foce Regi Lagni (indagine ARPAC, pag.21)

Ho lasciato per ultimi questi due appunti, per potermi esprimere a riguardo:

  • La gestione degli impianti comunali di trattamento è stata affidata a società private in tutti i Comuni, con l’eccezione di Sparanise (indagine ARPAC, pag.16)
  • L’assenza di prescrizioni tecniche minime nelle gare d’appalto per l’assegnazione della gestione, aggiudicate esclusivamente con il sistema del ribasso, ha portato nella generalità dei casi a un servizio di gestione molto scadente (indagine ARPAC, pag.17)
  • Il mio commento a riguardo è: con che coraggio andiamo incontro alla privatizzazione dell’acqua pubblica?

    L’indagine fornisce anche un quadro sullo stato dei diversi depuratori regionali: è molto significativo leggerlo e ho la tentazione di riportarlo qui per intero, ma, viste le dimensioni (un paio di pagine) preferisco rimandarvi al testo originale: pagg.19 e 20.

    Interessanti sono anche le schede dettagliate sui singoli comuni e gli impianti di depurazione con il loro giudizio complessivo:

    e il loro andamento:

    Si trovano a partire da pag. 45.

    Il testo suggerisce anche alcuni interventi per migliorare la situazione e ridurre i tratti di costa non balneabili (pagg. 24-26).

    Spero vivamente che chi verrà eletto alle prossime regionali dia una spinta per porre rimedio a questo dramma.

    Il documento completo si trova su questa pagina.

    Nel caso il collegamento dal sito ARPAC non funzionasse, è possibile scaricare una copia dell’indagine da qui (ma potrebbe non essere la revisione più recente).